by Associazione ALECRIM

Club per ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO DEI VOLONTARI CATTOLICI EUROPEI PROMOSSO DAL PONTIFICIO CONSIGLIO “COR UNUM” (10-11 NOVEMBRE 2011), 11.11.2011

Alle ore 12 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Incontro dei volontari cattolici dei Paesi Europei, promosso dal Pontificio Consiglio “Cor Unum” in occasione dell’Anno Europeo del Volontariato 2011.
All’Incontro, iniziato ieri nella sede del Dicastero pontificio e che si conclude oggi, prendono parte i Vescovi responsabili della pastorale caritativa delle Conferenze episcopali dei Paesi Europei e i Rappresentanti di Organismi ecclesiali nazionali e internazionali di volontariato nell’Unione Europea, provenienti da 25 Paesi.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti nel corso dell’Udienza, dopo l’indirizzo di omaggio del Card. Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”
:
DISCORSO DEL SANTO PADRE

Eminenze,
Cari Fratelli Vescovi,
Cari amici,

sono grato per l’opportunità di salutarvi mentre vi incontrate sotto gli auspici del Pontificio Consiglio «Cor Unum» in questo Anno Europeo del Volontariato.

Desidero cominciare ringraziando il Cardinale Robert Sarah per le cordiali parole che mi ha rivolto a vostro nome. Desidero anche esprimere profonda gratitudine a voi e, quindi, ai milioni di volontari cattolici che contribuiscono, con regolarità e generosità, alla missione caritativa della Chiesa nel mondo. Nel momento attuale, caratterizzato da crisi e incertezza, il vostro impegno è motivo di fiducia perché mostra che la bontà esiste e che sta crescendo in mezzo a noi. La fede di tutti i cattolici viene di certo rafforzata dal vedere il bene che viene fatto in nome di Cristo (cfr. Fm, 6).

Per i cristiani, il volontariato non è soltanto espressione di buona volontà. È basato sull’esperienza personale di Cristo. Fu il primo a servire l’umanità, diede liberamente la sua vita per il bene di tutti. Quel dono non si basava sui nostri meriti. Da ciò impariamo che Dio dona se stesso a noi. Inoltre: Deus caritas est — Dio è amore, per citare una frase della Prima Lettera di Giovanni (4, 8) che ho scelto come titolo della mia prima Lettera Enciclica. L’esperienza dell’amore generoso di Dio ci sfida e ci libera per adottare lo stesso atteggiamento verso i nostri fratelli e le nostre sorelle: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8). Lo sperimentiamo in particolare nell’Eucaristia, quando il Figlio di Dio, nella frazione del pane, unisce la dimensione verticale del suo dono divino con quella orizzontale del nostro servizio ai fratelli e alle sorelle.

La grazia di Cristo ci aiuta a scoprire in noi stessi un anelito umano alla solidarietà e una fondamentale vocazione all’amore. La sua grazia perfeziona, rafforza ed eleva quella vocazione e ci consente di servire gli altri senza ricompensa, soddisfazione o alcun compenso. Qui vediamo qualcosa della grandezza della vocazione umana a servire gli altri con le stesse libertà e generosità che caratterizzano Dio stesso. Diveniamo anche strumenti visibili del suo amore in un mondo che ancora anela profondamente a quell’amore in mezzo alla povertà, alla solitudine, all’emarginazione e all’ignoranza che vediamo intorno a noi.

Di certo, il lavoro dei volontari cattolici non può rispondere a tutte queste necessità, ma ciò non ci scoraggia. Né dovremmo lasciarci sedurre da ideologie che vogliono cambiare il mondo secondo una visione puramente umana. Il poco che possiamo riuscire a fare per alleviare i bisogni umani può essere considerato come il buon seme che germoglierà e recherà molti frutti. È un segno della presenza e dell’amore di Cristo che, come l’albero del Vangelo, cresce per dare riparo, protezione e forza a tutti coloro che ne hanno bisogno.

È questa la natura della testimonianza che voi, in tutta umiltà e convinzione, offrite alla società civile. Sebbene sia dovere dell’autorità pubblica riconoscere e apprezzare questo contributo senza distorcerlo, il vostro ruolo di cristiani consiste nel prendere attivamente parte alla vita della società, cercando di renderla sempre più umana, sempre più caratterizzata da libertà, giustizia e solidarietà autentiche.

Il nostro incontro di oggi si svolge nella memoria liturgica di san Martino di Tours. Spesso ritratto mentre condivide il proprio mantello con un povero, Martino è divenuto modello di carità in tutta Europa e, di fatto, in tutto il mondo. Oggi, il lavoro di volontariato come servizio di carità è divenuto un elemento universalmente riconosciuto della nostra cultura moderna. Ciononostante, le sue origini sono ancora visibili nella particolare sollecitudine cristiana per la tutela, senza discriminazioni, della dignità della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio. Se queste radici spirituali vengono negate o oscurate e i criteri della nostra collaborazione divengono meramente utilitaristici, quel che c’è di più caratteristico nel servizio che offrite rischia di andare perduto, a detrimento della società nella sua interezza.

Cari amici, desidero concludere incoraggiando i giovani a scoprire nel lavoro di volontariato un modo per accrescere il proprio amore oblativo che dona alla vita il suo significato più profondo. I giovani reagiscono prontamente alla vocazione di amore. Aiutiamoli ad ascoltare Cristo che fa udire la sua chiamata nel loro cuore e li attrae a sé. Non dobbiamo avere paura di presentare loro una sfida radicale che cambia la vita, aiutandoli a comprendere che i nostri cuori sono fatti per amare e per essere amati. È nel dono di sé che viviamo la vita in tutta al sua pienezza.

Con questi sentimenti, rinnovo la mia gratitudine a tutti voi e tutti coloro che rappresentate. Chiedo a Dio di vegliare sulle vostre numerose opere di servizio e di renderle sempre più feconde spiritualmente per il bene della Chiesa e di tutto il mondo. A voi e ai vostri volontari imparto volentieri

la mia Benedizione Apostolica.

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  • Con molto piacere riportiamo l’intervento tenuto dal Card. Carlo Caffarra ad Imola il 03/05/2010 ad un convegno organizzato dalla locale sezione della FISM:

    “Educare: una responsabilità, un compito, una gioia” monsignor Carlo Caffarra (3 maggio 2010)

    Il Vs. Ecc.mo Vescovo mi ha chiesto di sottoporre alla vostra riflessione alcune considerazioni che prendono spunto dalla Carta formativa della Scuola cattolica dell’Infanzia, un documento che ho pubblicato nel settembre scorso. Continua a Leggere »

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  • Le vite degli altri   (Das Leben Den Anderen) (2006, Germania)

    Genere: storico/drammatico   Durata: 137′    Regia di: Florian Henckel von Donnersmarck

    con Ulirch Muhe, Sebastian Koch, Martina Gedeck

    Nella Germania Est comunista dei primi anni ’80, il famigerato servizio segreto denominato Stasi controlla tutto e tutti. Non sfuggono nemmeno gli artisti, sia i dissidenti che quelli più vicini al regime. Continua a Leggere »

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  • A SCUOLA DI LIBERTÀ

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    Riportiamo l’Editoriale dal n.1 libed.news di quest’anno scolastico, newsletter di diesse - didattica e innovazione scolastica.

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    Un pensiero di María Zambrano, che abbiamo colto sui pannelli della splendida mostra dedicata alla grande intellettuale spagnola nell’ambito del recente Meeting di Rimini, offre lo spunto per recuperare le ragioni del nostro lavoro di insegnanti e del nostro impegno associativo. Continua a Leggere »

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  • Benedetto XVI consegna alla diocesi di Roma la sua lettera sul compito urgente dell’educazione

    Educare al bene è possibile. Anche oggi.  

    “Anche nel nostro tempo educare al bene è possibile… è un’impresa comune alla quale ciascuno è chiamato a recare il proprio contributo”. Lo ha affermato Benedetto XVI rivolgendosi agli oltre cinquantamila fedeli romani convenuti in piazza San Pietro in occasione dell’udienza, svoltasi sabato mattina 23 febbraio, per la presentazione e la consegna alla diocesi di Roma della “lettera sul compito urgente dell’educazione”. Continua a Leggere »

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  • Appunti della lezione del Prof. Rosario Mazzeo - testo non rivisto dall’autore - 

     

    Il metodo di studio Mazzeo.

    La tecnica è una cosa diversa dal metodo. Il metodo ha come finalità di dare un’anima all’organizzazione. La scuola è una comunità di apprendimento.

    Attenzione: le parole sono schemi comportamentali e lo studio stesso dà uno schema comportamentale.

    Cos’è lo studio?

    Studio = apprendere ma se fosse solo questo, non ci sarebbe bisogno della scuola perché:

    1) l’apprendimento è naturale (vedi bambini)

    2) apprendimento insegnato (quello di tipo familiare, così come allacciarsi le scarpe) ma nella scuola

    3) apprendimento insegnato scolastico secondo la triade                            

     

    Rappresentiamo la triade come un triangolo MSD,

    dove: S = studente; D = docente; M = materia

    - sul lato  MS  c’è l’ OPERAZIONE DELLO STUDIO

    - sul lato  MD c’è l’ ELABORAZIONE DIDATTICA 

    - sul lato  SD  c’è la  RELAZIONE PEDAGOGICA 

                                       

    La materia aiuta gli studenti ad arrivare alla realtà. La materia è stata appresa dal docente, il quale la  insegna allo studente per farlo arrivare alla realtà.

    Studiare implica impegno, applicazione in senso etimologico (piegare se stessi in modo da aderire).

    L’applicare non è una operazione istintiva, soprattutto deve essere sistematica: “adplicatio vehemens” (S.Agostino).

    Studio = applicazione per l’apprendimento di una materia.

    Noi siamo i maestri; è maestro chi favorisce l’esperienza, cioè il rapporto con la realtà.

    L’esperienza può essere connotata schematicamente con le 6 P:

    1 Proposta, 2 Progetto, 3 Percorso (sistematico,metodo,tempo); 4 Processo; 5 Prodotto; 6 Promozione

    Differenza tra voglia e desiderio; la voglia è generica, mentre il desiderio contiene in sé i germi di una organizzazione concreta, fattiva. Si deve proporre una esperienza di apprendimento.

    “Imparare è una esperienza, tutto il resto è applicazione” (Einstein).

    Ogni materia ha un suo metodo, per questo si parla di metodo e non di tecnica universale.

    Nel processo di apprendimento dov’è il genitore? E’ in collaborazione con lo studente e il professore. La famiglia deve incoraggiare senza sparire, non deve essere al centro del processo didattico ma è sostegno del ragazzo e del docente.

    La relazione tra docente e studente deve avvenire con:

    1) autorevolezza; 2) significatività ; 3) pazienza ; 4) profezia.

    1) Relazione di maestro e non di complice. Dobbiamo accettare di dire di no. Io però non impongo nulla, non costringo. Bisogna lasciare libertà all’altro: volontà di fraterna contrariante.

    2) Quello che si propone deve essere significativo.

    3) Virtù.

    4) Gibson: “La psicologia della classe. Il professore è profeta del successo o dell’insuccesso, se ci crediamo ce la possono fare anche loro”… “li si giudicano degni di giudicare il mondo.”

    Apprendere = afferrare … con la mente, imparare, guadagnarsi …

    L’adulto, oggi, deve per forza saper esprimere un giudizio perché è quello che chiedono gli studenti; “hanno bisogno di un adulto” che li rassicuri. L’adulto deve essere in grado di esprimere un giudizio che fa compagnia.

    Il successo formativo consiste nel potenziare l’io dello studente.

    Bisogna sfatare l’idea, però, che si possa imparare tutto facilmente: lo studio è fatica.

    Studio —à ragione autorevolezza —à accoglienza —à ricerca di nesso.

     

    Educare insegnando non attraverso un discorso astratto sui valori, bensì lavorando sulle materie.

     

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  • Via dalla pazza piazza

    Da “Lettere al Direttore” . . .

    Carissimo direttore,   

                              100 mila studenti in piazza, tanto da indurre qualcuno a credere che quella del 12 ottobre 2007 sia “la manifestazione più grande degli ultimi anni”, 100 mila studenti in piazza, ognuno con il suo motivo, chi per andare contro Fioroni, chi per fermare Formigoni, chi con la bandiera del biennio unico, chi con una scritta contro il Papa, chi gridando il suo “vaffa”, chi prendendone le distanze. Ciò che importa dopo una caotica giornata come questa non è perché siano scesi in piazza, ma che lo abbiano fatto, ci penserà poi qualcun altro a tirare le fila di una manifestazione del tutto priva di ragioni. Per questo è grave ciò che è successo il 12 ottobre, non che gli studenti abbiano manifestato, ma che gli organizzatori abbiano lasciato pensare ad ogni studente che si stesse manifestando per il motivo che gli frullava in testa. Così nelle piazze italiane in realtà è accaduta un’unica cosa, la rinuncia alla ragione per affermare una squallida e strumentale logica di consenso. Di fronte a tanto vuoto non c’è altro se non l’impegno a vivere la scuola come luogo in cui cercare ciò che corrisponda al vero e al bello che urge dentro il cuore. Questo impegno quotidiano, fino a rendere i corsi di recupero occasione per imparare di più, è più reale dei 100 mila che sono scesi in piazza per tutto, cioè per nulla, portativi da una strumentale pratica del consenso. Non sarà un’idea di scuola più giusta a rispondere alle urla scomposte di quei centomila, sarà invece qualcuno così impegnato con la sua umanità da aprire uno spiraglio di realtà dentro le aule scolastiche.  

    Gianni Mereghetti - Abbiategrasso   

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  • Roma, 03 ottobre 2007  

    Scatterà il 31 agosto l’ora “x” per gli studenti delle scuole superiori che dovranno dimostrare di aver superato i debiti scolastici. E comunque non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno scolastico.

    Ministro Fioroni

    Il Ministro della Pubblica Istruzione, infatti, ha firmato oggi il decreto che introduce le nuove modalità di recupero dei debiti formativi nelle scuole secondarie superiori.

    Il decreto prevede che:

    • le scuole dovranno organizzare, subito dopo gli scrutini intermedi, interventi didattico-educativi di recupero per gli studenti che abbiano presentato insufficienze.
    • I Consigli di classe decideranno come organizzare i corsi di recupero, che potranno essere tenuti dagli insegnanti della scuola o con la collaborazione di soggetti esterni.
    • Dopo i corsi di recupero, che si terranno nel corso dell’anno scolastico, gli studenti dovranno affrontare delle verifiche intermedie per dimostrare di aver superato il debito.
    • Alla fine dell’anno scolastico, il Consiglio di classe avviserà le famiglie degli studenti che prenderanno voti insufficienti in una o più materie, e rimanderà la decisione di promuoverli a dopo il 31 agosto, quando ci sarà la verifica finale del superamento dei debiti.
    • Dopo lo scrutinio finale la scuola organizzerà ulteriori corsi di recupero, che si terranno durante l’estate, per gli studenti che non hanno ottenuto la sufficienza in una o più discipline.
    • Entro il 31 agosto di ogni anno si dovranno concludere le iniziative di recupero e subito dopo, ma non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno successivo, si effettueranno le verifiche finali sulla base delle quali si conclude lo scrutinio con il giudizio definitivo: promozione o bocciatura. All’inizio delle lezioni tutti entreranno in classe senza debiti e i docenti potranno sviluppare il programma dell’anno regolarmente.
    • I genitori potranno decidere se far seguire ai propri figli i corsi di recupero, sia quelli intermedi che quelli estivi, oppure se avvalersi di altre modalità di recupero comunicandolo sempre alla scuola. Anche in quest’ultimo caso i docenti della classe mantengono la responsabilità didattica nell’individuare la natura delle carenze, nell’indicare gli obiettivi del recupero e nel verificare l’esito. L’importante è che alla fine i ragazzi passino le verifiche e dimostrino quindi di aver superato il debito (art.3).
    • Per i candidati all’esame di maturità per quest’anno si continuano ad applicare le disposizioni vigenti.
    • Alla fine del terz’ultimo e del penultimo anno di corso agli studenti che supereranno la verifica finale saranno attribuiti crediti scolastici.
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  • S4U blog!

    Benvenuti nel nuovo Blog degli studenti di Study for You.

    Buona navigazione a tutti.

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